Descrizione
I monaci di Monte Oliveto si insediarono nellisola del Tino e nellinsenatura delle Grazie con modalità del tutto analoghe a quelle che avevano connotato il loro insediamento a Quarto, primo convento da essi posseduto in Liguria. Qui essi erano ufficialmente entrati il 17 giugno 1389, incorporando una preesistente fondazione dei Gerolamini - da qui lintitolazione a san Gerolamo del complesso conventuale - che era ridotta, a quella data, a due soli membri; allo stesso modo, il 2 maggio 1432 essi ottennero da Eugenio IV, da poco salito al soglio pontificio, labbazia benedettina del Tino, priva ormai di monaci, al cui vasto patrimonio fondiario si aggiungerà, nel 1441, quello dellabbazia di San Venanzio di Ceparana. Eugenio IV, nello stesso atto di donazione concernente labbazia del Tino, riconobbe agli olivetani il possesso dello 'heremitorium cum eius ecclesia' intitolato alla Vergine delle Grazie ('Sancta Maria de Gratia nuncupatum') e posto nelle vicinanze di Portovenere ('iuxta opidum Portus Veneris'). Si rinviene qui la prima attestazione del toponimo Le Grazie e si ha inoltre la prova del fatto che la devozione alla Madonna delle Grazie non fu introdotta dagli Olivetani. Gli storici dellarte, peraltro, hanno stabilito che limmagine mariana che è testimonianza prima di tale devozione fu eseguita da Andrea de Aste nel terzo decennio del secolo XV e quindi prima dellarrivo dei frati di Monte Oliveto. Come a Quarto, costoro non cercarono di obliterare il culto ricevuto in eredità ma lo riproposero allinterno del loro orizzonte devozionale; in termini architettonici, ciò significò linglobamento della chiesetta attestata nel 1432 - identificabile nel corpo di fabbrica a due campate che ospita oggi gli altari di SantAnna e di San Venerioallinterno di un più ampio edificio ecclesiale (menzionato per la prima volta in un atto del settembre 1452) che è rimasto sostanzialmente intatto fino ai nostri giorni. Sono infatti ben visibili i costoloni, con relativi tondi serravolta figurati e peducci a piramide rovesciata, così come è ancora ben leggibile, nel vano absidale, il gioco delle vele, al quale fa eco, nella zona inferiore, la serrata scansione degli stalli del coro intarsiato, eseguito da Paolo da Recco fra il 1496 ed il 1501. Meno facilmente percepibile è lantico assetto degli spazi del convento, e ciò a causa delle profonde (e talvolta irreversibili) trasformazioni subìte dalledificio dopo il 1798, e cioè dopo il forzato allontanamento dei monaci. Benché i primi brani degli affreschi abbiano cominciato a riemergere nel 1902, occorre giungere fino al 1966 per assistere al passaggio della proprietà dellimmobile dai privati ad un pool di Enti Locali, mentre soltanto nel 1977 poté essere avviato, con fondi statali, il restauro delle decorazioni a fresco.
- Autore: Piero Donati
- Curatore:I. Giacché
- Editore:Giacché Edizioni
- Collana:I tesori della provincia spezzina
- Anno edizione:2000
In commercio dal:30 settembre 2000
Pagine:24 p., ill.
EAN:9788886999434





