Descrizione
Uno dei paradigmi costitutivi del pensiero filosofico occidentale afferma che pensiero e visione si danno secondo il modo della rappresentazione. Tale paradigma è l'oggetto del saggio di Chiara Cappelletto, che discute uno schema della conoscenza alternativo a quello che procede per somiglianza e differenza. Il lavoro individua nell'artificio teatrale il dispositivo adatto a riconoscere i diversi momenti della genesi della forma rappresentativa, e ne esplicita le figure. Valendosi della critica teatrale di Bertolt Brecht, la cui pratica scenica è letta come espressione del pensiero di Walter Benjamin, l'esercizio filosofico viene mostrato attraverso l'esercizio scenico dell'attore: l'attore compie il gesto istitutivo e originario della rappresentazione e mostra in una figura nuova la possibilità originaria della realtà. La tesi è sviluppata chiamando in causa i principali protagonisti della tradizione filosofica, Platone, Diderot, Hegel, Bergson, Foucault, Wittgenstein, ed è sostenuta da una scrittura che, procedendo per rimandi interni, propone diversi livelli di senso e di lettura che conducono alla medesima conclusione: le figure della rappresentazione esibite dal teatro sono nuove possibilità etiche di vedere e pensare il mondo.
- Autore: Chiara Cappelletto
- Editore:Mimesis
- Collana:Morfologie
- Anno edizione:2002
In commercio dal:1 settembre 2002
Pagine:108 p.
EAN:9788884831002





